martedì 4 settembre 2012

I FIUMI MAESTRI DI VITA (103° Storia di PNL)



L’allievo andò dal Maestro e disse: 
“Maestro, non ce la faccio più! Sono stanco. Da tempo lotto con tutte le mie forze per raggiungere il mio obiettivo, ma ogni volta trovo un ostacolo sulla mia strada. Ogni volta, c’è qualcosa che mi fa rallentare il mio cammino. Ho la sensazione di allontanarmi dal mio sogno!”

Il Maestro, come era solito fare, guardò dritto negli occhi del suo discepolo, poi si alzò e disse: “Seguimi!”

L’allievo conosceva molto bene la sua Guida. Non disse nulla e affidandosi completamente, lo seguì.

Il Maestro e il giovane ragazzo, si incamminarono verso la vetta della montagna. 

Da quella altezza si poteva vedere meglio. Si aveva uno sguardo più allargato sul paesaggio e l’orizzonte sembrava più vicino. 

Il Maestro disse: “Vedi quel fiume? Sai qual è il suo unico obiettivo?”
Per l’allievo fu facile individuare il possente corso d’acqua e fu altrettanto facile rispondere alla domanda: “Certo! Il fiume scende dalla montagna con l’unico scopo di raggiungere il mare.”

Il Maestro accennò un sorriso, poi aggiunse: “Guarda il fiume! Osservalo attentamente. Potrebbe scendere direttamente in mare. Dal punto più alto della montagna, con la sua forza e la sua determinazione, potrebbe percorrere un tragitto lineare verso la tanto ambita acqua salata. 
Invece, no!
Nota il suo percorso tortuoso. Le sue curve. Tante insenature, molte deviazioni. In qualche punto, come puoi vedere, sembra quasi fermarsi, come se fosse più difficile continuare. In altri momenti, è più scorrevole e sicuro, sembra scivolare con più facilità. 


Ma quante cose impara, quel fiume. Quanti terreni conosce e ri-conosce. Quante piante e quanti fiori aiuta con il suo corso d’acqua. Quanta forza accumula. Quanta energia diffonde. 

Forse, ragazzo, questo vale anche per noi. Anche noi siamo costretti a deviare il nostro percorso, ad affrontare le nostre curve. A fare nostre tante cose e lasciare andare tante altre… prima di raggiungere il nostro mare.

Ps i fiumi, tutti i fiumi, nessuno escluso, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi per essere esatti, tre volte virgola quattordici (il famoso Pi Greco)…come se ci fosse una regola scritta da qualche parte.

La prossima occasione per incontrarci sarà in Fiera del Levante a Bari. Per maggiori informazioni: clicca qui

giovedì 30 agosto 2012

Sei una persona che si impegna o che si interessa?






C'è una grande differenza tra "interessarsi A qualcosa" e "impegnarsi IN qualcosa".

Tante volte, quando non  raggiungi i tuoi obiettivi, quando non sei soddisfatto dei tuoi risultati, probabilmente, ti sei solo interessato a quella meta, ma non ti sei impegnato.

Impegnarsi IN qualcosa è ben diverso. La differenza non è tanto COSA fai, ma COME lo fai!

Lascia che ti racconti questa storia:

"Terry Fox, atleta Canadese, decise di percorrere a piedi il Canada. Il 12 aprile del 1980 partì dalla Costa Atlantica del Canada per raggiungere a piedi quella dell'Oceano Pacifico.

Il suo OBIETTIVO era di raccogliere un dollaro per ogni cittadino canadese, da devolvere alla lotta contro il cancro. 

L'incredibile è che lo fece con una gamba sola, perchè proprio il cancro, lo aveva privato dell'altra.

Corse ogni giorno per 42 chilometri, attraversando vari stati del Canada.

L'impresa fu nominata "Maratona della speranza" e purtroppo non si completò perché, dopo 143 giorni e 5373 chilometri, il primo settembre 1980, presso Thunder Bay, dovette interrompere la sua fatica perché gli furono diagnosticati grumi tumorali su entrambi i polmoni.

Dopo la sua morte, fu istituita la "Terry Fox Run", una corsa non competitiva che nel settembre di ogni anno si svolge in varie località con lo scopo di tenere viva la memoria di Terry Fox raccogliendo fondi per la ricerca oncologica.
In seguito Steve Fonyo, sopravvissuto al cancro, percorse con la gamba sinistra amputata la distanza che mancava a Terry per finire la sua "Maratona della speranza".  (Wikipedia)

L'impegno è la volontà di fare tutto il possibile. E' una promessa fatta a te stesso, che fa rifiutare la resa.

Puoi iniziare a "impegnarti" così: clicca qui

martedì 17 luglio 2012

Il Fiore della Vita

Esiste un gioco molto semplice che può aiutare a individuare i nostri pensieri, emozioni, comportamenti e reazioni fisiche limitanti in una certa situazione. Questo esercizio, ci permette di comprendere cosa monopolizza la nostra risposta MENTALE/FISICA/PSICOLOGICA

Il gioco del "fiore della vita" ti consente di prendere consapevolezza sui tuoi meccanismi abitudinari e "istintivi" in una determinata situazione.
Ecco un esempio:





Ora compila il tuo "fiore della vita".
Trova una situazione in cui ti senti inefficace, in cui perdi il tuo status di eccellenza e descrivila in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi "petali".
Questo ti aiuterà, prima di tutto, a prendere consapevolezza delle tue reazione e di quello che pensi essere fuori dal tuo controllo.
Ecco qui:




Dopo aver compilato il tuo "fiore della vita", fai come se tu avessi il potere di sostituire il pensiero principale con un pensiero positivo, che ti porta benessere, serenità, sicurezza, etc.
Ricompila il tuo "fiore" cambiando il contenuto dei vari petali.
Ripeti l'esercizio con altri "pensieri principali" positivi.

Perchè funziona? Perchè in questo modo, stai insegnando a te stesso e al tuo inconscio che ci sono altre possibilità di reazione, che ci sono altre alternative comportamentali, altre risposte!
Più volte ripeterai l'esercizio, con più "pensieri  principali" positivi e più sarà facile osservare il cambiamento!


"Quando si è determinati, l'impossibile non esiste: allora si possono muovere cielo e terra. Ma quando l'uomo è privo di coraggio, non può persuadersene. Muovere cielo e terra senza sforzo è una semplice questione di concentrazione."

domenica 1 luglio 2012

Charles Chaplin: un coach eccellente!



A volte, viviamo contro la nostra verità! Ci dimentichiamo CHI SIAMO e chi VOGLIAMO ESSERE.
A volte, bruciamo le tappe facendoci  rapire dall'angoscia per il futuro.
A volte, smettiamo di guardare alla nostra vita e iniziamo a giudicare quella degli altri.
A volte, vediamo tutto nero anche se poi lì fuori è pieno di colori e sfumature. 
A volte, viviamo secondo le aspettative degli altri e ci dimentichiamo di NOI e dei nostri desideri e sogni.
A volte, fianiamo per essere arrabbiati con noi stessi, provare senso di colpa per qualcosa che abbiamo fatto e pensiamo di punirci rinunciando alla felicità.

Ma cose si possono cambiare queste dinamiche? Sembra difficilissimo e complicato. 

Charles Chaplin ci fornisce una formidabile risposta…di una semplicità disarmante. 
Per cambiare questa visione delle cose, è sufficiente COMINCIARE AD AMARSI.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che la sofferenza e il dolore emozionali
sono solo un avvertimento che mi dice di non vivere contro la mia verità.
Oggi so che questo si chiama:
AUTENTICITA’
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito
com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri,
pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta,
anche se quella persona ero io.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso
di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda
é un invito a crescere.
Oggi so che questo si chiama
MATURITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre
ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello
che succede va bene.
Da allora ho potuto stare tranquillo.
Oggi so che questo si chiama
RISPETTO PER SE STESSI.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di privarmi del mio tempo libero
e di concepire progetti grandiosi per il futuro.
Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento,
ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi.
Oggi so che questo si chiama
SINCERITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò
che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò
che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso,
all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è
AMORE DI SE’
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
ho smesso di voler avere sempre ragione.
E cosi ho commesso meno errori.
Oggi mi sono reso conto che questo si chiama
SEMPLICITA’.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono rifiutato di vivere nel passato
e di preoccuparmi del mio futuro.
Ora vivo di piu nel momento presente, in cui TUTTO ha un luogo.
E’ la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo
PERFEZIONE.
Quando ho cominciato ad amarmi davvero,
mi sono reso conto che il mio pensiero può
rendermi miserabile e malato.
Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore,
l’intelletto è diventato un compagno importante.
Oggi a questa unione do il nome di
SAGGEZZA DEL CUORE.
Non dobbiamo continuare a temere i contrasti,
i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri
perché perfino le stelle, a volte, si scontrarno fra loro dando origine  a nuovi mondi.
Oggi so che QUESTO è LA VITA!


Charles Chaplin scrive la poesia che segue per il suo settantesimo compleanno. 
Una poesia che dovremmo leggere ogni mattina...come un mantra...come una meditazione...come una preghiera

Mi piace pensare che l'abbia scritta pensando alle generazioni future, con la speranza che i futuri lettori comprendano la forza di questa semplice verità (cominciare ad amarsi), senza aspettare il proprio settantesimo compleanno. 

BUONA VITA!

giovedì 31 maggio 2012

PRO-MUOVERE SE STESSI


Quante volte ti è capitato di sperimentare questo gioco? Scopri le differenze!

Due vignette, apparentemente identiche, ma che in realtà nascondevano delle differenze! 
 A volte grandi e visibile, tante altre piccolissime e impercettibili.
Era importante concentrarsi, avere l’occhio allenato e saper cogliere le sfumature per poter individuare cosa cambiava da una immagine all’altra.

Credo che questo gioco rifletta perfettamente una situazione che tutti noi abbiamo sperimentato, almeno una volta, nella vita.

Ti chiedo di recuperare nella tua memoria, un momento in cui hai fortemente voluto qualcosa, in cui ti sei impegnato al 100% per ottenere un determinato risultato e hai raggiunto il tuo obiettivo.

Può essere una situazione qualsiasi: la tua laurea,  la conquista di un partner, la risoluzione di un conflitto, la vendita di un prodotto, l’acquisizione di un nuovo cliente, la realizzazione di un sogno… 

In tutti questi casi, hai dato il meglio di te e hai adottato una strategia vincente per ottenere il risultato che ti eri prefissato.

Probabilmente, ti sei preparato “fisicamente e mentalmente”, ti sei posto positivamente nei confronti tuoi e dell’obiettivo che avevi e poi ti sei lanciato nella sfida… (il tutto, più o meno consapevolmente)

Ora, ti sarà capitato anche di non raggiungere il tuo obiettivo. Di essere insoddisfatto del tuo risultato e di aver “mancato il colpo”. 
Eppure, dal tuo punto vista, l’impegno profuso, la strategia messa in campo e le tue risorse impegnate sono state le medesime. 

Allora, cosa ha fatto la differenza?

Durante i miei incontri di coaching e durante la mia attività formativa, utilizzo questo eccezionale strumento preso in prestito dal mondo della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) e che ti passo, così potrai sperimentarlo e magari tornarti utile!

Su un foglio di carta, individua e scrivi un’esperienza in cui sei stato eccellente e su un altro foglio di carta un’esperienza in cui non ti sei sentito eccellente!

Descrivi entrambe le situazioni e mentre lo fai, fai attenzione al tuo stato d’animo, alle convinzione che emergono, all’atteggiamento che hai avuto FIN DALL’INIZIO nei confronti delle due esperienze individuate… e … e scopri le differenze!

Come per il gioco, a volte queste differenze sono macroscopiche e facile da individuare (poco tempo a disposizione, mancanza di organizzazione, poco allenamento, etc.); altre volte, le differenze sono più sottili (differenza nella sequenza dei canali rappresentazionali, obiettivo formulato male, obiettivo non ecologico, convinzioni limitanti,  etc.) 

E allora, come fare la differenza?
La differenza la fa il tempo che dedichi a te stesso, l’attenzione che hai nei confronti delle tue esperienze,  l’impegno che sei disposto a metterci per migliorare costantemente! 

Ti lascio con una domanda: quanto ci tieni a pro-muovere te stesso, nel senso di: muoverti in favore di te stesso?? 

(Ti ricordo che la prossima occasione utile per incontrarci sarà il 15-16-17 Giugno 2012 
Per maggiori informazioni: clicca qui)



lunedì 30 aprile 2012

Il Viaggio dell'EROE (Pasquale Adamo e Robert Dilts)


"Il viaggio dell'eroe"

Ho incontrato Robert Dilts...3 giornate intense... di formazione, nuovi stimoli, esercizi e tecniche estremamente efficaci...
soprattutto 3 giornate per riprendere le coordinate del proprio viaggio, per ricoleggarsi con la propria mission e per illuminare la propria vision.

Siamo tutti degli "eroi" e abbiamo tutti un viaggio da intraprendere.

Il viaggio è quella cosa per la quale CI SENTIAMO VIVI e FELICI.
E' quella cosa che ci fa sentire pieni e realizzati.
Il viaggio è il progetto che Dio ci ha riservato, è la ragione per la quale  siamo al mondo e ci sentiamo in pace con il mondo.
Il viaggio è la "chimata" che sentiamo nel nostro corpo, nella nostra mente e nella nostra anima.

A volte, capita di perdersi un pò... capita di sbagliare rotta... capita di lasciarsi sorprendere da una burrasca...capita di aver la necessità di far riposare le vele in qualche insenatura!

Poi, il VIAGGIO, LA CHIAMATA torna a farsi sentire... insistentemente...
torna a bussare nel nostro stomaco...nel nostro cuore... e non si può fare a meno di starlo a sentire, di starlo ad ascoltare e di seguirlo.

Qual è la strada del viaggio? Qual è il percorso?

1. Per prima cosa occorre individaure la propria chiamata, il proprio viaggio.
E' importante distinguerlo dall'ambizione, dall'ego. E'importante chiedersi "cosa sei chiamato a fare?" "cosa sei chiamato a diventare?"

2. Poi, è necessario IMPEGNARSI alla chiamata. Alcune volte, è un viaggio intenso e ci sembra troppo impegnativo...ma, non bisogna temere il nostro "potere".
A volte, quello che ci fa paura è la nostra luce, piuttosto che la nostra ombra.
Quasi come se non meritassimo quel viaggio...come se non ne fossimo degni.

3. Trova una "soglia". Trovare una sfida, un ostacolo, un situazione che fino a quel momento ti ha bloccato e dicidi di affrontarla. E' fondamentale, scendere in campo... attraversare "la fornace" o la
"bocca dei leoni". Devi essere disposto a fare qualcosa di "rischioso", qualcosa di diverso, se desideri risultati differenti, se intendi rispondere alla tua chiamata.

4. Trova i tuoi "guardiani". Trova quelle persone che sono risorse per te.
Quelle persone che siano di ispirazione e dalle quale ti puoi sentire protetto e sostenuto.
Il viaggio è un percorso che devi fare TU in prima persona, ma che non deve necessariamente fare da solo.

5. Trova le tue "paure" e affrontale...non come se queste fossero dei nemici imbattibili...ma sfruttando la loro forza, la loro energia... come per l'AIKIDO... la forza del nemico, diventa la tua forza, diventa l'elemento su cui fare leva... lo scopo non è più uccidere il tuo nemico ma "scoprirne l'intenzione positiva".

6. Torna a casa. Arriverà un momento in cui avrai assolto alla tua chiamata... in cui avrai realizzato la tua mission e avrai contribuito alla tua vision...allora, ti sentirai in pace e potrai tornare a casa.

E mentre rileggi e ripensi alle parole che hai incontrato, ai pensieri che ti hanno sfiorato, alle emozioni che ti hanno fatto vibrare tutto il tuo corpo...puoi renderti conto che hai già iniziato il tuo viaggio...che se sei "capitato" qui... tra queste righe... c'è una parte di te che ti ha condotto fin qui e che desidera ardentemente di iniziare il TUO VIAGGIO!

La mia intenzione è condividere la mia esperienza. E' farmi testimone di qualcosa che ho trovato formidabile... è mettermi nelle condizioni di sostenere in qualsiasi modo (anche solo attraverso questo blog) tutte le persone che hanno voglia e desiderano ESPRIMERE IL PROPRIO TALENTO...
per assolvere anche io alla mia chiamata e affrontare il MIO VIAGGIO!

Buona Vita
Pasquale Adamo

domenica 1 aprile 2012

LA MEDITAZIONE "SPEGNE" I PENSIERI NEGATIVI



Questo l'articolo di ieri, pubblicato sul CORRIERE DELLA SERA (sezione salute)

Una ricerca (condotta  da  un gruppo di studiosi americani guidati dal professor Judson Brewer del Department of Psychiatry della Yale University School of Medicine di New Haven) ha dimostrato che esiste una sorta di motore interno automatico di pensieri che genera quel continuo emergere nella mente di idee, ricordi, immagini, timori; insomma tutto quello che spontaneamente affiora alla coscienza e che può andare a interferire con ciò che si starebbe facendo in quel momento. Questa attività è presente in circa la metà del tempo della veglia e può far affiorare spesso pensieri sgradevoli, sia provenienti sia dal passato sia proiettati nel futuro, e contribuire a creare stati d’ansia e di depressione.

La ricerca ha dimostrato, tramite l’utilizzo della Risonanza Magnetica Funzionale del cervello, che persone esperte in alcune tecniche di meditazione riescono a smorzare questo motore interno automatico

Lo studio ha preso in esame tre diverse tecniche di meditazione, rispettivamente chiamate Concentrazione, Amare-gentilezza, Consapevolezza senza scelta. La prima è una tecnica nella quale il soggetto si concentra sul respiro, e quando arrivano pensieri si distoglie da essi gentilmente ma in maniera ferma; la seconda è una tecnica in cui il soggetto pensa attivamente a un momento in cui ha desiderato il bene di qualcuno e lo utilizza come modello per desiderare il bene degli altri; la terza è una tecnica in cui il soggetto presta attenzione a tutto quello che arriva momento per momento alla coscienza, senza tentare di modificarlo o di allontanarsene, finché non giunge spontaneamente un altro pensiero. 

Secondo il professor Brewer  i risultati di questo studio aprirebbero possibili scenari nell’utilizzo della meditazione come trattamento per alcuni disturbi psichici come: 
il cosiddetto Disturbo da deficit di attenzione e nella demenza di Alzheimer!
Ulteriori ricerche sono però necessarie prima di giungere a conclusioni definitive, come ricorda lo stesso professor Brewer.

Potete leggere l'articolo per intero al seguente link:
CLICCA QUI